Sabato 16 maggio, 2026
Usciti dall’hotel, siamo entrati nel pullman e il buon autista ci ha portati nel centro di Torino. Ci siamo mossi verso il Museo Egizio e, dopo un po’ di strada, eccolo dinanzi a noi: un grande e antico edificio che al suo interno ospita una vasta storia. Abbiamo atteso qualche minuto e, forniti di una radiolina e di un auricolare singolo, abbiamo cominciato la visita accompagnati da una guida. Per prima abbiamo visto una mummia in posizione fetale e poi, sempre nella stessa sala, tanti vasi e oggetti di uso quotidiano, perfettamente conservati dal clima secco dell’Egitto.
Procedendo, tra utensili, oggetti sacri e profani, tombe, dipinti murali, papiri, geroglifici, tante sculture di faraoni, di regine e di sfingi, letti, mummie e sarcofagi ho provato una grande emozione: in alcuni momenti mi è sembrato di vivere in un’altra epoca, quella egizia. Sono veramente felice di aver avuto la possibilità di vivere questa esperienza, che consiglierei ad amici e parenti.
Terminato il giro nel museo, i professori ci hanno lasciato liberi di andare dove volevamo ed io, con un gruppetto di compagni di classe, ho cercato un ristorante dove mangiare un buon pokè.
Terminata la pausa pranzo, la tappa successiva era il Salone del Libro. Anche qui abbiamo avuto il permesso di muoverci da soli. All’interno, ho osservato tantissimi stand che vendevano centinaia di libri, fumetti e differenti tipi di oggetti (segnalibri, videogame, magliette brandizzate). Ho attraversato esposizioni in cui gli autori presentavano i loro libri ed erano disponibili ad autografarli per i fan; c’erano conferenze (come quella a cui avremmo partecipato il giorno seguente, per l’incontro con la scrittrice Daniela Padoan), bar ed uno spazio di quiete, dove era possibile sostare e riposarsi. ll pomeriggio abbiamo ripreso il pullman e siamo tornati all’hotel. Successivamente abbiamo cenato e abbiamo visto la finale dell’Eurovision, poi, decisamente stanchi, siamo andati a dormire.
Domenica, 17 Maggio 2026
La stanchezza dei giorni precedenti cominciava a farsi sentire, ma la domenica a Torino si apriva con uno dei momenti più importanti della nostra gita, ovvero il tour del centro storico. Il nostro percorso è partito da Piazza Castello, il vero e proprio cuore della città, progettata originariamente per essere il centro geometrico e politico del potere della dinastia dei Savoia. Camminando tra i portici monumentali, l’attenzione si concentrava principalmente sul Palazzo Madama. La guida ci ha spiegato la particolarità di questo edificio, che racchiude in sé due facce: da un lato, la struttura di un castello medievale con le torri in mattoni; dall’altro, la facciata barocca bianca, voluta dall’architetto Filippo Juvarra. Il palazzo deve il suo nome alle “Madame Reali”, Cristina di Francia e Giovanna di Savoia-Nemours, che nel XVII secolo lo abitarono e lo trasformarono in una reggia elegante. Osservare da vicino queste architetture mi ha permesso di capire l’importanza storica di Torino come prima capitale d’Italia. Dopo una breve sosta per il pranzo libero in centro, utile per ricaricare le energie in vista del programma pomeridiano, ci siamo diretti in autobus verso il Salone del Libro. Una volta entrati, abbiamo fatto ancora un giro, per poi partecipare alla conferenza dedicata al libro “Le pazze”, tenuta dalla scrittrice e saggista Daniela Padoan.
Insieme alla prof.ssa Santoro, l’autrice ha guidato noi studenti in un viaggio toccante e doloroso nella storia recente dell’Argentina, raccontando la nascita e l’incredibile coraggio delle madri di Plaza De Mayo. Il loro movimento prese forma dopo il colpo di stato militare del 24 marzo 1976, quando la dittatura iniziò a far sparire migliaia di persone, soprattutto giovani che erano contro il regime. Le madri, donne comuni che improvvisamente si ritrovarono senza notizie dei propri figli, decisero di non arrendersi al silenzio. All’inizio non conoscevano la reale condizione della tragedia, ma con il tempo scoprirono la terribile notizia: circa 30.000 persone erano state sequestrate, torturate in centri clandestini e infine uccise. Molti venivano eliminati nei terribili “voli della morte”, durante i quali i prigionieri venivano anestetizzati e gettati vivi nell’oceano. La scrittrice ha spiegato con grande chiarezza come queste donne abbiano cercato disperatamente aiuto
nelle istituzioni,per esempio nei tribunali, nelle chiese, nei commissariati, vedendo le porte chiudersi in faccia una dopo l’altra. Proprio quel silenzioso muro di gomma e quella complicità le spinsero a riunirsi nella piazza più importante di Buenos Aires, Plaza de Mayo, davanti alla Casa Rosada, dove iniziarono a marciare ogni giovedì con un fazzoletto bianco in testa. Quella marcia, nata come un gesto di pura disperazione materna, è diventata nel tempo un simbolo mondiale di resistenza pacifica e difesa dei diritti umani.
Il messaggio centrale che la conferenza ha lasciato a noi studenti è stato fortissimo: la storia delle Madri ci mostra quanto sia facile che un potere criminale si insinui nella vita quotidiana della società senza che la massa se ne accorga in tempo. La normalità può convivere con l’orrore, e proprio per questo la democrazia non è un bene acquisito per sempre, ma una conquista fragile che va difesa ogni giorno con attenzione.
Secondo Daniela Padoan, le Madri ci insegnano che ognuno di noi ha una responsabilità civile precisa: non ignorare ciò che accade intorno a noi, non rifugiarsi nel proprio benessere individuale e non abituarsi mai alla perdita delle piccole libertà. Perché la rinuncia ai diritti e il clima di paura possono diventare la “nuova normalità” più in fretta di quanto immaginiamo.
Chiara De Nigris,
Marco Di Gioia,
Sanjana Devi Gunputh,
Alessandra Carbonara, II i


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